Comincio io.
Con poche frasi e poche righe che chi vuole può prendere per mano e accompagnare dove vuole.
Sviluppandole, travolgendole, stravolgendole pure.
Perché da una parola, poi se ne inanella un'altra. Un’altra ancora.
E ancora. Ancora. Ancora.
E sono infinite le storie e le emozioni che ne possono scaturire fuori. Ognuna modulata sul pensiero di chi scrive e di chi la vive.
E' un gioco.
Per cui gli autori, gli amici che volessero, possono finire loro quello che inizio qui ora.
Ogni racconto avrà così lo stesso passo iniziale, questo che leggete qui sotto, ma vita a sé.
Suo autonomo battito cardiaco e suo autonomo finale.




 



“Siediti”
E, nel dire questo, Franco sposta impercettibilmente indietro la sedia per far accomodare Anna.
Anna, che scivola sul cuoio della piccola poltroncina, un po’ a fatica perché la gonna corta di pelle nera sembra incollarsi quasi a quella della poltrona. Anna che si solleva, la rassetta meglio sotto di sé e si risiede senza curarsi di evitare che le salga oltre la mezza coscia, mostrando lo scuro dell’orlo delle calze dove l’elastico le ancora alle cosce.
La poltroncina è in una strana posizione.
Un po’ più avanti delle altre.
Messe a raggiera sul tappeto a fronte dei due divani.
Sui due divani solo uomini. Seduti.
Alcuni Anna li conosce, di fianco a Franco che si va a sedere ad esempio c’è Angelo con cui, insieme alla sua ragazza spesso partono per qualche weekend al mare. La maggior parte delle dozzina di uomini però, tutti compresi in una fascia apparente di età tra la trentina scarsa e i cinquanta quasi sfiorati, lei non li conosce.
E sulla dozzina circa di poltroncine, non perfettamente allineate a semicerchio di fronte a loro, solo donne. Alcune più che donne le definiresti ragazze.
Anna si volta sui due lati e anche tra di loro scorge, pochi però, volti che non le sono ignoti. Alcuni cari e noti.
La maggior parte però non le conosce, e crede, per istinto, che sia condizione generale quella, tra di loro, anche per tutte loro.
E nota come nessuna abbia lo stesso modo di stare seduta.
Paradossalmente è la prima cosa che nota.
Chi ha abbassato la gonna corta tirandola verso le ginocchia in uno sforzo vano e chi non si è curata di farlo minimamente ed esibisce alla platea maschile quasi l’intera coscia. Cosce accavallate e cosce accostate, alcune quasi schiuse.
Sfila per abitudine consueta una scarpa e sfrega la pianta con piacere sul tappeto. Morbido, leggermente scuro e antico. Carico del suo rosso dell’ordito nella penombra della stanza.

Poi si accorge del gesto che inevitabilmente ognuno non può non aver notato e ricalza il piede senza aiutarlo a riprendere possesso della scarpa con la mano.
A volte il silenzio è lento più che denso e scuro. Corre come se avesse un fermo immagine incantato o un rallentatore. Esasperato.
Ed è allora, quando ad Anna pare diventare interminabile quell’attesa e quel gioco muto di sguardi tra divani e poltroncine e poltroncine e divani che un uomo tra i più anziani del gruppo si alza, nel silenzio generale.
Guarda in silenzio le ragazze, percorre l’arco scandendone di piccole soste, scatti impercettibili come di un orologio sulle prime 12 ore, poi ruota ad arco dietro di sé lo sguardo sui suoi vicini seduti sui divani e rompe il silenzio brevemente.
“Direi che non manca più nessuno e che possiamo cominciare”
Qualcuno allo spegnersi dell’ultima parola, chissà da dove, spegne la metà, poi ancora la metà della metà rimasta accesa, e dopo ancora la metà delle ultime lampadine del pesante lampadario a goccia. Appeso.
Alto al soffitto.
Proprio al centro del tappeto.
Che all’istante carica se stesso di un rosso ancora più cupo...

.......

 

 

 

 

Da qui in poi chi ha letto può liberamente continuare. Può finire il racconto e mandarmelo. Oppure può scriverne solo una parte ancora e mandarmela perchè continui io. Che potrò decidere di finirlo o anche di aggiungerne a mia volta solo una altro pezzettino e rimandarlo a mia volta, e così via. E vedere alla fine - ma c'è una fine? - cosa e quante storie differenti  possono venire alla luce se la fantasia e l'eros di più persone si uniscono nella scrittura.  Quante strade differenti e quante storie ne possono scaturire, dato lo stesso punto di prtenza, lo stesso via.
Metterò online poi, qui sotto, gli autori con i link ai diversi svolgimenti del plot, dell' esercizio a corpo libero insomma, con il mio ringraziamento sin d'ora, a chi avrà voluto giocare insieme a  me con le parole.

 

 

   

   


 

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